ESPERIENZA DI CONDIVISIONE CON LA COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII

Otto giorni per un’esperienza di condivisione trascorsa da una cinquantina di adolescenti accompagnati dai loro educatori, da don Gigi e i seminaristi Manuel e Luca, nel periodo a cavallo del capodanno 2019.
Alloggiati presso una bellissima struttura della Parrocchia Stella Maris di Riccione, abbiamo viaggiato in diversi posti della zona per ascoltare storie di vite reali di persone che vivono la Comunità Papa Giovanni XXIII.

La Comunità si presenta così: “Siamo una grande famiglia in cui chi viene accolto e amato si sente protagonista: nelle case famiglia presenti in tutto il mondo, nelle comunità terapeutiche, nelle cooperative sociali, nelle case d’accoglienza per i senzatetto, nelle case di preghiera e fraternità.
Qui giovani, uomini e donne sposati, consacrati laici, sacerdoti, scelgono di condividere la vita con i più poveri. 

Per non lasciare più soffrire nessuno in solitudine e sentire che il Signore ci chiama tutti a percorrere lo stesso cammino di giustizia e santificazione, per mettere la spalla sotto la croce del fratello e portarla insieme cercando di rimuovere le cause dell’ingiustizia“.

In quei giorni, abbiamo avuto l’occasione di conoscere molte realtà:

  • La storia di don Oreste Benzi: fondatore della Comunità che aveva il desiderio di contrastare l’emarginazione e la povertà, con concretezza e continuità. La condivisione diretta con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati è una strada scomoda, che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie. Una strada che una volta intrapresa affascina, cattura, conduce ad abbandonare i falsi miti che troppo spesso portano all’infelicità.
  • Migranti: non sempre quello che ci viene raccontato attraverso i media è la stessa versione di quello che vive in prima persona chi scappa dalla guerra e cerca asilo politico. L’esigenza della condivisione di vita che costituisce il carattere della Comunità ha manifestato negli anni molti frutti. La politica ha le sue esigenze di mediazione.
    L’accoglienza è evangelica. Emigrare è un diritto, la solidarietà un dovere.
  • Operazione Colomba: è il corpo non-violento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.
    Nasce nel 1992, durante il conflitto in ex-Jugoslavia, dal desiderio di alcuni volontari e obiettori di coscienza di vivere concretamente la non-violenza in zone di guerra per costruire ponti di dialogo e lenire le ferite dell’odio.
  • Servizio carcere: L’obiettivo primario è il recupero della persona e il reinserimento in società, combattendo lo stigma che accompagna i detenuti. L’uomo non è il suo errore e il progetto “Oltre le sbarre”, prevede – in accordo con le istituzioni – da un lato il contatto in carcere, con colloqui e attività di animazione di vario genere; dall’altro lo sviluppo e la sperimentazione di nuove modalità di esecuzione della pena, volte alla reale riabilitazione dell’individuo.
  • La storia di Sandra Sabattini: venerabile, prossima alla santificazione, è stata una giovane che ha vissuto a fianco di don Oreste Benzi in una maniera straordinariamente semplice, testimone dell’Amore di Dio nel mondo;
  • Marcia per la Pace: per riflettere sulla pace intesa come dialogo e accoglienza concreta e possibile che vanno praticati negli atteggiamenti quotidiani che ciascuno mette in campo: in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro, nel tempo libero;
  • Accoglienza ex prostitute: la tratta di esseri umani a scopi di prostituzione è un giro di affari mondiale, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali;
  • Casa per ex tossicodipendenti: L’attenzione e la finalità principale è quella di dare una risposta efficace ai tanti giovani e alle loro famiglie che vivono il dramma della dipendenza da sostanze stupefacenti. La caratteristica fondamentale che ha accompagnato tutto l’operare fin dall’inizio, è la condivisione della vita, come stile di convivenza e di intervento all’interno delle strutture di recupero;
  • Punto Giovane: un oratorio “sui generis” che integra nel suo progetto una vera e propria casa, all’interno della quale si vivono relazioni interpersonali tra ragazzi di pari età custodite dalla presenza continua di educatori adulti;
  • Case famiglia e cooperative per disabili: “le membra più deboli sono le più necessarie”: la persona con handicap non diventa quindi un oggetto di assistenza ma una risorsa, una ricchezza che crea vita.

Grazie alla forza dei suoi membri, dei volontari e di chi la sostiene, la Comunità Papa Giovanni XXIII porta avanti il grande progetto di solidarietà di don Oreste: essere famiglia con chi non ce l’ha.

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